I migliori anni della nostra vita

Rientrata al campo base, dopo 4 ore di viaggio caldo, sudato, puzzolente, stancante, musicalmente deprecabile, mi sorprendo già a ripensare a questi (tanti, lo so) giorni trascorsi altrove.

“When it’s over, I want to say: all my life I was a bride married to amazement.” [Mary Oliver]

E’ così che provo a vivere. Io, che ho un personaggio tanto complicato quanto spocchioso, e in realtà sono una creatura accomodante che “dove la metti, sta”.

Il concerto di ieri sera, alla fine, si è rivelato interessante. Non fosse altro che per il ritrovarsi tutti, noi personaggi di una data cerchia, di questa estate tanto particolare, in uno stesso luogo, insieme. Abbiamo tirato le somme, senza parlarne. Ci siamo guardati e salutati con promesse che difficilmente potremo mantenere ma che vorremmo realmente poter realizzare. A volte, quando la realtà taglia le gambe, è il pensiero che conta. Un pensiero vero, onesto, forte come un’onda sui pontili.

Ho amato ogni momento, anche quelli di rabbia. Ho voluto bene a molti, anche alla ragazza punk che, nonostante il mio sguardo stupito, mi ha abbracciata dicendo che ero LA SUA AMICA (tutto questo amore dovuto, semplicemente, al fatto che le avessi rimediato una sigaretta).

Tutto, in me, reclama “ancora, di più”. So di aver avuto già molto. Certo, non mi sarebbe dispiaciuta un’ora in più, nella bella discoteca a picco sul mare (se non mi si fosse attaccato, come una cozza allo scoglio, un energumeno dallo sguardo chimico…); avrei voluto concerti più lunghi, discussioni più brevi, posizioni più chiare.

Ma va bene così. Per il momento.

Tante cose da scrivere, tanto sonno da recuperare. Sarò più produttiva; ora, voglio solo appoggiare la testa sul cuscino (nella mia camera spolverata millimetro dopo millimetro, neanche fossero scavi pompeiani) e chiudere gli occhi.

Minimo 8 ore di sonno: le rughe non sono ancora nella mia wishlist.

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