Costanti universali

Costanti universali. Possiamo chiamarle anche K.

Oh, si! Quelli che usano la “K” al posto del “CH” sono evidentemente dei cervelli frullati dalla convinzione profondamente errata di vivere immersi in una trucida figheria. Anche questa è una costante, o K. Se poi, a farlo, sono over 15enni, è una K grossa come il Pirellone.

Altra costante: cosa c’è di più patetico di un uomo dalla mentalità paleolitica? (Si, mi sto riallacciando malamente al micro-post di ieri, quello sugli uomini che offendono le donne)

Una donna che, per compiacerlo, ride delle sue orride battute sessiste, fingendosi miss simpatia per evitare lo scontro. La classica donnetta che abbozza, per non passare da spaccamaroni di turno.

Ebbene si, anche queste sono costanti.

Oh, che casoumano#1 rientri a pieno diritto in questa categoria, è ovviamente un’altra costante.

Siamo circondati da K. E quando queste ridicole K, poi, piagnucolano per giorni, settimane, mesi, perché il loro uomo (ricordiamolo: solo nelle loro teste, creatrici di realtà virtuali lontane anni luce dalla realtà) non le rispetta, non le considera intelligenti e meravigliose quanto meriterebbero, a me viene solo voglia di dire:

SpaKKati la testa Kon dei KoKKi, tanto puoi solo migliorare. (Si, con le “k”, che magari capisce meglio)

E, dopo aver chiamato un pesce (Un pesce?!? Un pesce, un pesce… ) con il nome del maschio dei suoi sogni, la nostra casoumano#1, in pieno accordo con la costante universale di dabbenaggine * totale che la contraddistingue, cosa può fare?

Postarlo su Facebook, che domande!

Vi giuro che sto ancora piangendo. Su secoli di lotta per i diritti delle donne, per la dignità della persona, per le conquiste del progresso sociale.

Grazie casoumano#1 per aver dimostrato che, le costanti universali, si chiamano così per un motivo: non cambiano mai.

NB: quando parlo di rispetto e diritti delle donne, non mi perdo neanche dietro infiniti dibattiti su lavoro, divorzi ecc.ecc. Mi limito a pretendere rispetto a sufficienza da evitare di essere catalogata come “essere inferiore”, “sesso debole”, “prostituta” (be’ qui, ovviamente, devo censurarmi ma sapete tutti qual’è l’idea base degli uomini dal QI<21 sulle donne…) and so on. Tendo a diventare molto, molto cattiva, in questi casi. E i discorsi si concludono, al 95%, con il mio interlocutore che piange/si vergogna/chiede scusa/tenta di far passare il tutto per uno scherzo/rinnega tutto quello che ha detto. Si, non sono un bersaglio facile.

* Inserisco il link a un dizionario online. Una nutrita selva di wannabe casi umani mi ha fatto notare che uso troppe “parole difficili”. No, non sto piangendo. Mi sto proprio strappando gli occhi.

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