Ingiustificabili sensi di colpa

Una Donna deve forse sentirsi in colpa, nell’attrarre l’attenzione degli uomini/ragazzi/babbuini presenti a un dato evento X, perché le altre donne invitate soffrono della sua presenza?

Ammetto che, questa sensazione, talvolta, colpisca anche me. Non perché mi senta realmente in colpa, o perché ritenga di far torto a qualcuno. Casomai, mi spiace perché loro, le altre donne, si mettono nella condizione di essere accantonate, in secondo piano.

Facciamo una grossa, significativa, necessaria nota a margine: io non sono come una persona che vedo tutti i giorni (ullallà! Vi presento, in anticipio sul post dedicato, casoumano#3!), affamata di consensi, sguaiata nel parlare, con un volume decisamente troppo alto, inutilmente eccessiva in ogni suo gesto, nella cadenza, nei modi di dire, nel vestire… no. Dal buon sangue di mia nonna materna, ho ereditato quel fortunatissimo quid che mi rende malleabile e adattabile a ogni occasione. Vivo le mie giornate molto -favolosamente [cit. Coco Chanel]- sottotono, quando non è richiesto altrimenti. Basta un sapiente gioco di sguardi e movenze elegantemente sinuose per rendere, qualsiasi abitino da saldi scrausi, un perfetto ensamble da cocktail. E’ la voce, il tono, la luce, la sicurezza, il gesticolare (sapiente, non schizofrenico) delle mani (curate, curatissime) a cambiare le carte in gioco.

Soffro per loro, quando le vedo annaspare in abiti eccessivamente infiorati, dalle balze troppo estreme, dalle trasparenze assolutamente VM18, come pure impaludate in improbabili outfit casual, con jeans e magliette che le privano di qualsiasi accenno di femminilità.

Ecco, devo forse sentirmi in colpa, se io so camminare senza ammazzarmi su qualsiasi tipo di tacco e loro no? Eppure, se si esce in comitive miste, le donne tenderanno sempre a guardare, con massimo astio, le Donne.

Ieri sera: evento informale, locale di medio livello, invitati di ogni tipologia. Io mi sono presentata con i capelli legati in maniera disordinata, un abitino di cotone blu, scarpe open toe tacco 12. Ovviamente, le altre donne della compagnia si erano camuffate chi da bidone, chi da elettrauto, chi da benzinaio. So chic. E poi, dovrei forse sentirmi in colpa se, all’ingresso del locale, gli occhi degli uomini sono stati attratti dal brillio della borsa in vernice nera? Alla fine della serata ero riuscita a coinvolgere anche loro, a suon di risate e argomenti carichi di autoironia (assurdo quanto, lo sminuirsi, renda automaticamente migliori agli occhi del nostro prossimo, vero?), nei discorsi del gruppo più vivace e significativo -io non spreco una mia serata per elaborare il lutto dei Mondiali perduti, come il gruppo di ometticasiumani che si è spalmato sul tavolo del buffet; piuttosto restavo a casa a rifarmi la pedicure- salvandole dal destino di muta tappezzeria rosicante. E si, l’ho fatto in parte perché, i loro sguardi carichi di silenziose -quanto ingiuste- accuse, riuscivano a farmi sentire parzialmente in colpa. In colpa perché non mi sento mai a disagio in un gruppo di uomini. In colpa perché so abbinare colori, vestiti, scarpe e borse (cosa che dovrebbe essere incisa a fuoco nel DNA di ogni essere femminile. Purtroppo la realtà ci mostra un inquietante dilagare del gusto dell’orrido e dell’ignoranza del bon ton).

Dopo due Black Russian e tante risate, io mi sentivo ancora fresca e radiosa, contenta di continuare a scherzare e intrattenere gli ospiti (è dovere di ogni buon ospite contribuire alla riuscita di una festa/evento/simili, non lo sapevate? Ora non avete più scuse); delle donne presenti, alcune si erano accasciate su divanetti massaggiandosi i piedi feriti, altre raccontavano tutti i loro problemi a qualche povero malcapitato, altre ancora subivano l’orda di sms di -indovinate un po’!- casoumano#1 (a questo proposito, invochiamo una tempesta elettromagnetica che la privi di ogni collegamento telematico al resto del mondo. E’ la versione moderna delle piaghe d’Egitto, tutte condensate in un unico corpo!)

Bof, io che mi sento in colpa per una cosa del genere, è sintomatico di qualcosa: sono in piena PMS.

E se le invidiose non sanno camminare sui tacchi, frequentino un corso.

Nessuna nasce top model; ci diventano solo quelle che sanno vendersi bene. E per top model intendo Donna che si ama e si fa amare (e per vendersi non intendo certo prostituzione… diamine, interpretate, no?!?). Se hai una tua luce, non ci sarà vestito abbastanza brutto da evitare di richiamare sguardi e sorrisi. La personalità conta più di qualsiasi dozzina di cm di tacchi; non si può accusare l’abbigliamento di un’altra Donna, per mascherare la propria carenza di argomenti e savoir faire.

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