L’importanza di stare sulla sponda giusta.

No, no, no! Che andate a pensare!!!

Nessun riferimento trito e ritrito agli orientamenti sessuali… parlo proprio di geografia, territorio, location, meridiani e paralleli.

Qui si aspettava pioggia. Fortissimamente pioggia. L’abbiamo contemplata nel suo formare nuvolette azzurre dall’aria promettente, nel sito del meteo. L’abbiamo invocata. Abbiamo passato la giornata a guardare il cielo, sventolandoci con modelli cartacei e cartelline semirigide, nell’attesa spasmodica della goccia che doveva arrivare a bagnarci il naso.

Nulla.

Si continua ad affogare respirando, immerse in un’umidità del 6000%.

La giornata, poi, è stata bollente. In buona parte dei significati del bollire. Ho persino litigato/fattopace/consolato/educato casoumano#2 (vedi post precedente). Insomma, una faticaccia immane (che merita, ovviamente, un post a parte… eccome!).

Abbiamo avuto temperature autunnali fino a circa 20 minuti fa. Chi è l’addetto alla regolazione del termostato, in questo posto? Johnny Bravo???

Mi sono vista arrivare, in casa, un’amica di uno dei miei casi umani più clamorosi. Lei abita sulla sponda giusta. Loro hanno avuto la pioggia. Tanta. Era zuppa, da strizzare. E si lamentava.Distanza tra le due abitazioni: 4 km.

Io continuavo a fissarla come una mucca fissa un treno, con i miei capelli sparati in aria, l’occhio da agonizzante e un aspetto complessivo oscillante tra il pescato di venerdì scorso e un pellegrino in pieno deserto, con la borraccia forata.

E lei continuava a lamentarsi.

No, qui c’è qualcosa che non va. This is not fair! This is not funny!

Vado a buttarmi sotto l’irrigatore del giardino condominiale, quello che mi costa come un attico a Montecarlo. Almeno evito di ficcarle la testa nel forno.

Con molta classe, però; sarò una novella Anita Ekberg senza fontana. Si può essere incredibilmente charmantes anche con una maglietta di cotone lunga fino al ginocchio e i capelli raccolti. L’importante è non dimenticare mascara, lucidalabbra e cervello.

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