L’ostentazione di un’eleganza falsa come un Botero scheletrico

A me capita spesso -forse per determinati ambienti che sono costretta a frequentare- di scontrarmi con soggetti che camminano a 15 metri d’altezza e scrutano “i paria” (aka, tutto il resto del mondo) con un’aria di sufficienza e sdegno pari solo alla mia, quando mi viene servito un cappuccino con la schiuma moscia e il segno di rossetto sulla tazza.

Sono persone che, di solito, vestono firme molto bon-ton. Possono ricoprire ruoli di un certo rilievo, il che aumenta in maniera incredibile la pressione del loro, già sconfinato, ego. Sono persone che, spesso, hanno disponibilità economiche notevoli. Lungi da me l’idea di demonizzare chi ha disponibilità economiche notevoli o veste De La Renta ecc.ecc.; semplicemente, rientrano nella statistica.

Queste persone, che parlano con fare puntiglioso, proponendosi come modelli di virtù e saggezza, sono facilmente identificabili: tendono, infatti, a schiantare i loro personaggi dorati contro muri di ignoranza purissima.

Un esempio di qualche tempo fa: cena di gala, ospiti importanti, tavoli rigorosamente NON assegnati (l’esiguo numero di partecipanti e la volontà dell’ospite di rendere l’evento quanto più informale possibile rendeva possibile evitare le odiose targhette). Gruppo di colleghi che si siede ad un tavolo rigorosamente libero. Gruppo di colleghi di casta superiore che arriva e fa sloggiare (apostrofando con elegantissimo “qui si siede tiziocaio”) i colleghi già seduti e serviti, per accomodarsi secondo loro desiderio.

Io li guardavo con lo stesso animo con cui si assiste allo spurgo di una fossa biologica. Ho pensato “questa è gente che pretende di insegnare agli altri, che si pone come modello” e mi veniva da piangere, pensando a quanti danni possano fare. Le loro movenze affettate, le loro Gucci e MiuMiu, i loro Prada e Armani mi sono sembrati tutti volgari, brutti, sporchi. Imitazioni squallide e raffazzonate di un’allure, di uno stile e di un’eccellenza mentale che non gli appartiene e non gli apparterrà mai. Capolavori riprodotti con la fotocopiatrice a colori. Quella vecchia, che impregna il foglio fino a bucarlo.

Questa, signori miei, per alcuni Grandi Nomi, è eleganza.

A me sembra bullismo da III media; sicuramente sono io ad avere un’ottica molto limitata.

Del resto, io non sono elegante come loro. Per fortuna.

A proposito della mia mancata eleganza: ricordate il post di due giorni fa, quello sulla Gente Cafona? Bene. Io sono talmente poco elegante che, ieri, quando ho dovuto varcare nuovamente le porte dell’ufficio dell’esimia Dottoressa, non solo ero bella come una divinità romana e luminosa come il Sole; no, io le ho anche chiesto scusa per l’atteggiamento troppo informale -“Comprendo che il suo sorriso eccessivo possa essere interpretato come un vizio di forma”… ahahahah!- del mio Boss, che deve evidentemente averla costretta ad usare certi termini per adeguarsi alla conversazione.

La povera disgraziata non sapeva neanche più dove guardare. Ecco, sarò falsamente-elegante pure io… ma, al momento, mi sono sentita molto realmente-elegante.

Questo è un argomento che, sicuramente e tragicamente, tornerò a trattare. Il mondo è pieno di gente elegante… come un dito nel piatto della zuppa.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Casi Umani, Cattiverie dovute, Degenerazione umana, Racconti di ordinaria follia e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...