La tragica domenica di un caso umano.

Come non essere partecipi del dolore di uno dei miei casi umani preferiti quando, di domenica mattina, con un sole che invita all’amore e alla pace nel mondo, con gli uccellini che sfringuellano, il cielo terso come l’anima di una pulzella d’altri tempi, le risate dei bambini nel meraviglioso -e costosissimo, ‘tacci sua- giardino condominiale, ci si trova, per cause di forza maggiore [analizzeremo le cause di forza maggiore in un prossimo post; nda], a lasciarsi avvolgere dai lamenti del casoumano#1, condivisi con la bellezza di 1000 e rotti utenti facebookiani (tutti suoi, che ve lo dico a fare?).

Il dolore di casoumano#1 diventa impossibile da abbandonare, lo si deve seguire; attrae lo sguardo con lo stesso magnetismo degli incidenti in autostrada, degli animali asfaltati in tangenziale e della pelle dei bagnanti trascinati in spiaggia dopo aver conosciuto intimamente una medusa. La classica atrocità che induce i genitori a coprire gli occhi dei propri pargoletti con le mani mentre, i tutt’altro che ingenui pargoletti, sbirciano tra le dita.

Imponendomi di controllare lo strumento del diavolo [FB] ogni ora (ebbene si, la masochista che è in me ha preso il sopravvento e si è divertita a fustigare i propri neuroni a colpi di “i migliolink d WWW”” e idiozie simili) ho appreso che, casoumano#1, è vittima di qualcosa che si è andato a cercare e nel quale si è crogiolato, con gusto e desiderio, per mesi e di sua totale e spontanea volontà, perfettamente conscio della realtà e del segnale Pericolo! che costeggiava tutto il sentiero percorso, con grosse e scintillanti lettere rosse. Una di quelle sordide e tristissime storie in cui lui è, per sua stessa ammissione, un bastardo di gran classe e lei una scema stratosferica che continua a servirgli da squillo per i momenti di noia, convita di poterlo convertire e renderlo, un giorno, la personificazione del marito ideale. Ovviamente, ad oggi, lei si è solo resa, pubblicamente, la POLLA dell’emisfero boreale.

La voglia di condividere con i suoi 1000 e rotti “amici” il mio pensiero, riassumibile in un lapidario fatti curare, era forte. L’ho soppressa metabolizzando che, evidentemente, casoumano#1 non è ancora pronto ad affrontare la realtà e che, indicandogli brutalmente la cava di pietre più vicina la strada da seguire, avrei ottenuto solo ulteriori piagnistei e implorazioni di pietà. Attendo quindi che i tempi siano maturi, pregustando già altre terrificanti puntate di casoumano#1 on FB.

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