Io, Facebook e l’anonimato

Sul tragico Facebook ho solo un account “personale” ma debitamente mascherato, nato ufficialmente per giocare a Farmville con un amico. In realtà, l’unico motivo per impersonare l’allegro contadino con il campo transgenico, era la non quantificabile mole di  irripetibili commenti e battutacce che da esso scaturivano. Io e il mio amico non ci siamo mai andati troppo leggeri. Ovviamente, causa fidanzato -che non parla mai ma quando lo  fa è sempre a sproposito-, in poco tempo mi sono piovute richieste di amicizia dai figuri più improbabili (gente di cui sinceramente ignoro il nome di Battesimo, e che avrò visto due volte in vita mia: all’entrata di un locale, all’uscita dallo stesso.); rassegnandomi (male! Male! Mai rassegnarsi, mai!) all’inevitabile, ho dato io stessa il nominativo del simpatico account agli amici più cari (quelli che condividono aspetti assurdi e/o non conventional e/o affettivi e/o varie&eventuali, comunque fidatissimi) . A distanza di mesi, per quanto possa aver imparato ad apprezzare alcune utilities del social network (codici sconto distribuiti random su pagine pubblicitarie di moda e accessori e… non mi viene in mente altro.), mi rendo conto di quanto, anche gli amici più cari e discreti, si siano trasformati in spammers accaniti, autoreferenziali e incredibilmente affamati di altrui consensi.

Non nego che ricevere consensi possa far piacere. Non avrei lasciato la possibilità di commentare in fondo alla pagina, se volessi evitare del tutto il face to face.

Ma, da qui a FB, mi sembra esserci un oceano -e anche due- di distanza. Gente che, nella vita reale, priva di collegamento wireless, è assolutamente civile, intelligente, brillante, ironica, equilibrata, di fronte alla pagina bianca e azzurra assume immediatamente i connotati di uno squilibrato che parla in III persona, deve informare il mondo su ogni suo significativo evento (sia esso un pensiero di politica, cucina, sport, che dettagli raccapriccianti sul colore dell’ultimo espettorato o sulle sue difficoltà all’evacuazione), postare foto orrende taggando il mondo (anche chi non vorrebbe vedere propri nome+immagine alla prima googlata), condividere link beoti o pateticamente bimbominkioneschi.

L’imbarazzo, poi, si riassume in: che faccio, lo elimino fisicamente?

Come puoi eliminare la persona che magari ti ritrovi al lavoro, il lunedì seguente? O l’amico di una vita?Qualcuno conosce la variabile politically correct di “hai rotto le palle con i tuoi link?” e di “non me ne frega un accidenti di niente se ti si è fulminata la lampadina del fornetto?”. Accetto suggerimenti.

Qualcuno starà pensando “Ih, quanto la fai lunga, non leggere”. Risposta: “Ih, quanto sei furbo. A te non è mai capitato che, la persona che ama parlare in III persona, ti chiamasse a casa per sapere se hai letto o visto il suo ultimo post, o che, interrogata su qualcosa, abbia risposto ma l’ho scritto su feisbuc!!! ?” No? Allora, pensatore, ti invidio. Sappi che, qualcuno, rischia anche di mancare al matrimonio di parenti perché, le partecipazioni per gli “amicidifeisbuc” arrivano solo su FB. E, fossi in loro, non mi sentirei affatto in colpa a non partecipare al regalo.

Io mi lamento e ho un numero limitatissimo (nonostante le “fughe di notizie”) di “amicizie”. Non oso pensare quelli che vantano migliaia di contatti. La verità è che, con buona pace degli animi turbati che condividono le loro angoscianti esperienze con il web, aspirando al titolo di “pensatore dell’anno”, nessuno ha tanto tempo da perdere. L’utente medio di FB apre la pagina, scorre la sua bacheca, clikkando improbabili mi piace random, guarda due video (statisticamente, ci sono più possibilità se ci vanno di mezzo tette, sesso, cuccioli, calciatori) e, spinto dalla sua sagace anima di postatore indefesso, scrive, linka, condivide.

Cari ex compagni di scuola, cari amici delle mille attività, cari compagni di viaggio, ecc.ecc.ecc.ecc. … so che mi state cercando. E mi crogiolo nell’incredibile soddisfazione del sapere che non mi troverete mai!!!

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5 risposte a Io, Facebook e l’anonimato

  1. fishcanfly ha detto:

    Ti dico che il sottoscritto è una di quelle persone che ha poco più di un migliaio di amici (persone che realmente conosco) e che facebook lo uso in maniera molto attenta. Foto e quant’altro. Non trovo perturbante condividere ciò che penso, ovviamente attraverso dovuti limiti. Anche perché facebook mi permette di organizzare ciò che debbo fare, incontri, scrivere articoli e quant’altro. Il mio uso facebookiano è molto reale, se devo dirti. Poi per l’anonimato è una condizione in cui comunque si è posti.
    Almeno credo.
    Ti posto l’ultimo post che ho scritto sul mio blog! A rileggerci!
    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2011/01/17/in-difesa-del-sig-a-r/

  2. thisisalifestory ha detto:

    Ciao e grazie per il commento! Credo tu non possa essere inserito nella lista di depravati attention seeker cui mi riferivo nel post di cui sopra, quindi ovviamente farai -anche del mefitico social network- un uso quanto più logico e umano possibile… però dai, tra i tuoi 1000 e rotti contatti… non hai qualche caso umano da segnalare, anche tu? 😀

    Corro a visitare il tuo blog, a presto!

  3. fishcanfly ha detto:

    haha credo che molti sono casi umani anche nella real life! Comunque sono d’accordo con te: c’è chi si ricostruisce l’esistenza e ,veramente, pare qualcun altro!!!!

    Ps grazie 😉

  4. thisisalifestory ha detto:

    Hai perfettamente ragione e penso di aver fatto scoperte allucinanti sulla doppia vita da maniaco del link compulsivo di tanti… 😀

    Subscribo il tuo blog e lo consiglio agli altri! A presto!

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